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3. Approvigionamento idrico

L'acqua è una priorità assoluta. Certo, fa impressione pensare che tanta gente possa, ancora oggi, morire di sete o per cause strettamente legate alla mancanza d'acqua.
Bisogna però stare molto attenti a non banalizzare nulla, neppure un problema apparentemente così lineare: la gente ha sete, dunque scaviamo un pozzo.
Vorrei qui dare un'idea della complessità di ciò di cui si sta parlando, e per farlo vorrei partire dal modo in cui operano la maggior parte delle ONG, analizzandone a grandi linee metodologia e conseguenze.
La scaletta "standard" con cui ci si muove è la seguente:
1) Si verifica che in una determinata zona manca l'acqua: le donne devono camminare molte ore per andare a prendere acqua da qualche fiume, in genere sporca e contaminata
2) Si constata che a causa di ciò la mortalità infantile è elevatissima
3) Si procede con un'indagine idrogeologica ed un progetto preliminare, per ottenere i finanziamenti
4) Si scrive un progetto, ossia lo scavo di un pozzo e la formazione all'uso dell'acqua per i beneficiari
5) Il pozzo viene scavato, dopodichè i soldi del progetto sono finiti, l'ONG se ne và, e del pozzo non si sà più nulla.


Non vorrei ora sembrare troppo catastrofico, ma le conseguenze di operazioni come questa sono le seguenti:
Nel migliore dei casi, il pozzo si guasterà nel giro di un anno, nessuno avrà le competenze tecniche per aggiustarlo (nè le risorse economiche per far arrivare i pezzi di ricambio), e tutto si chiuderà qui.
Ammettiamo però che il pozzo continui a funzionare, e che la gente possa dunque disporre, finalmente, di acqua pulita in quantità: ci sarà un boom demografico dovuto alle migliorate condizioni di vita, la mortalità infantile sarà dimezzata, e la gente vivrà più a lungo. Questo, tradotto in parole povere, significa nel breve periodo più bambini e più anziani.
Le famiglie saranno dunque molto più numerose, le risorse alimentari, già scarse, saranno ora del tutto insufficienti, quindi i campi coltivati e le zone di pascolo non basteranno più.
Alla prima carestia vecchi e bambini inizieranno a morire come mosche, e quando manca la terra, il risultato più ovvio è una guerra: la gente affamata dichiarerà guerra alla popolazione vicina più debole, in modo tale da avere più terra. Prima carneficina.
Le popolazioni vicine più forti, dunque, si troveranno affianco gente che ha acqua, terra e che cresce di numero ogni giorno di più, e vorrà porre rimedio a questa ingiustizia: seconda carneficina.
Ecco, i frutti di una distratta cooperazione internazionale.
Esiste un sistema più intelligente? Certo che esiste. E' solo più faticoso, più lento e più costoso.
Si tratta di rivedere la "scaletta" di intervento:

1) Analisi dei bisogni: c'è davvero bisogno di un pozzo? Le alternative ci sono: cisterne, riserve idriche familiari, potabilizzazione di fiumi e laghi esistenti, prolungamento della più vicina rete idrica... ogni soluzione tecnica ha dei precisi riflessi sulla vita della gente.
In Egitto fu costruito, negli anni ottanta, un acquedotto donato dalla cooperazione internazionale, che portava l'acqua direttamente nelle case della gente: nel giro di una notte le donne distrussero a picconate tutte le tubature, perchè uscire a prendere l'acqua, in quella società fortemente maschilista, era l'unica occasione di vita sociale per le donne, e dunque l'unica possibilità di essere notate ed essere prese in moglie da qualcuno.
Verificare sempre, dunque, quali sono le reali esigenze della gente.

2) Scelta tecnica: si decide quale sia, in base alla vita della gente, la soluzione più appropriata: scavo di un pozzo? Di quale portata? Dotato di potabilizzatore? Con quali parametri fisico-chimici? L'acqua andrà venduta o regalata? Chi gestirà il pozzo? Chi lo sorveglierà? Chi farà manutenzione? Con che soldi? Con cosa si pomperà l'acqua? Chi provvederà alla nafta per il generatore?
La risposta a ciascuna di queste domande ha pesanti ripercussioni sulla riuscita del progetto e sul miglioramento effettivo della qualità della vita delle persone.

3) Stesura del progetto: il progetto si basa sui due punti precedenti, prevedendo che per diversi anni la gestione dovrà essere monitorata da qualcuno (una missione già presente sul territorio, il governo, le autorità locali, un'ONG della zona, una chiesa o un ente tecnico preposto).
Il progetto dovrà considerare e porre rimedio a tutti gli effetti collaterali dell'intervento: formazione igienico-sanitaria per usare correttamente l'acqua, formazione agricola per migliorare la resa dei campi (cioè per dar da mangiare a più persone senza aver bisogno di più terra), educazione familiare per introdurre i cambiamenti sociali che per forza di cose verranno, e via dicendo.

4) Realizzazione dell'intervento: la gente dovrà sentire che quello è il LORO pozzo, dunque essere coinvolta a tutti i livelli nella realizzazione, in modo tale che capiscano anche il modo in cui funziona, e che se ne prendano cura come una cosa che davvero gli appartiene, che non la vedano come un'astronave catapultata lì da chissachì chissaperchè.

5) Avviamento dell'impianto e monitoraggio: perquanto possa essere attenta la stesura del progetto, ci sarà sempre qualche aspetto che si è trascurato, qualche errore a cui porre rimedio. E' importante che per i primi tempi l'intervento venga continuamente monitorato, in modo da poter correggere tutto ciò che non si era tenuto in conto. A Ropi si trattava di scavare un pozzo ad una profondità di circa 300 metri (mediamente in Africa la falda si trova tra i 10 e i 30 metri... non siamo particolarmente fortunati), dopodichè installare degli impianti di defluorizzazione: l'acqua contiene troppo fluoro, che danneggia cervello, ossa e denti in modo irreparabile. Esistono sistemi semplici, "sostenibili", come per esempio dei filtri a base di cenere di ossa animali: il fluoro si lega al calcio delle ossa, e l'acqua che esce è pulita. Un intervento di questo tipo non sarebbe però stato accettato dalla popolazione che, per motivi a metà tra il religioso e lo scaramantico, rifiuterebbe di bere acqua proveniente da ossa di animali morti.
I pozzi sono stati scavati, con dei contenitori da 10.000 litri riempiti da pompe elettriche.
Le pompe sono attivate da potenti generatori a nafta, che nel giro di un'ora riempiono il serbatoio.
Il sistema di defluorizzazione utilizzato è la cosiddetta "osmosi inversa", che non ha bisogno di alcuna manutenzione, se non il cambio di una membrana una volta ogni 5-8 anni.
Il dimensionamento è stato calcolato per fornire due litri a testa di acqua pulita al giorno, ossia, all'incirca, la quantità già attualmente impiegata dalla gente.
Si tratta del criterio di "minimo intervento", ossia migliorare la qualità della vita di poco e lentamente, in modo tale che la società possa abituarsi gradualmente ai cambiamenti, senza introdurre, cioè, nuovi "lussi", che comportano necessariamente nuove dipendenze.
Ora partirà la formazione all'uso dell'acqua, mentre sono già avviate le sperimentazioni agricole per migliorare la resa dei campi coltivati. Gli interventi di soil conservation, inoltre, permetteranno di coltivare zone in pendenza dove prima era impossibile seminare senza perdere più della metà del raccolto.

Kachachullo

 

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